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| Una vecchia foto di famiglia, negli anni in cui i francobolli facevano parte della nostra vita di casa |
Mio padre collezionava francobolli, e da bambina lo aiutavo a staccarli dalle buste. Da lì parte questo primo articolo sulla sua raccolta e sulla filatelia di una volta.
In casa mia, i francobolli non sono mai stati solo pezzetti di carta messi in un album. Per me la filatelia è legata a un ricordo preciso: certe domeniche o giorni di festa, quando mio padre aveva finalmente un po’ di tempo per sé.
La domenica, il tavolo grande e i francobolli
Allora preparava il grande tavolo della sala con lettere, buste, francobolli, album e tutto quello che gli serviva. Era uno dei momenti più belli della casa, perché si capiva che quella cosa gli piaceva davvero e gli faceva bene. Io ero piccolissima, avrò avuto cinque o sei anni, e lui mi coinvolgeva. Mi mandava in bagno con un po’ d’acqua calda, poca, giusto per staccare piano i francobolli dalle buste. Poi mi faceva vedere come si mettevano ad asciugare, come si lasciavano seccare bene e poi come si sistemavano via.
Negli anni Sessanta e Settanta la vita in casa aveva un altro ritmo: c’era meno televisione, non c’erano internet o cellulari, e molti passatempi nascevano così, da cose semplici, ripetute, fatte con le mani. Per mio padre la raccolta di francobolli era anche questo.
Come nacque la sua raccolta
Mio padre collezionava francobolli da molto tempo, ma da quanto racconta lui stesso in questo suo post dedicato alle raccolte, una parte importante della sua collezione prese forma nel 1961, quando iniziò a scrivere a una ragazza di Berlino Est. Aveva anche altre amiche di penna all’estero, in paesi che adesso non ricordo bene. Da lì arrivavano lettere, cartoline, buste affrancate e francobolli da varie parti del mondo, e tutto questo andava ad arricchire la sua raccolta.
Col tempo quella che poteva sembrare una semplice abitudine diventò una vera collezione di francobolli. C’erano album divisi per nazioni, serie diverse, raccolte costruite negli anni con pazienza. E questa cosa racconta bene il fascino della filatelia di allora: non era solo collezionismo, era anche curiosità, attenzione, voglia di guardare cose che arrivavano da lontano.
I miei album e i doppioni
Anch’io, da bambina, ero entrata un po’ in questa passione. Avevo il mio album e anche quello dei doppioni. Naturalmente a me arrivavano i francobolli meno importanti, quelli già presenti nella raccolta principale o quelli che a lui interessavano meno, ma per me erano comunque belli. Guardavo i colori, le figure, i nomi dei paesi, le scritte strane. Anche questo, secondo me, è filatelia: non solo classificare o valutare, ma guardare, immaginare, riconoscere.
Come si collezionava una volta
Chi ha avuto in casa una raccolta francobolli fatta da un padre o da un nonno si ricorda bene anche il rito di un tempo: i francobolli si staccavano dalle buste con delicatezza, spesso con acqua o vapore, e poi si lasciavano asciugare prima di inserirli negli album. Oggi chi si occupa di comprare francobolli o di vendere francobolli sa che in certi casi la busta intera può avere interesse. Ma per tanti anni il modo normale di collezionare era questo.
Perché parto da qui
Per questo, quando penso alla raccolta di mio padre, non mi vengono in mente solo degli album messi via. Mi viene in mente un modo di stare al mondo, un modo di rilassarsi, di osservare, di dare importanza a cose piccole che però raccontavano paesi, viaggi e persone vere.
Per questo ho voluto partire da qui: dai francobolli di mio padre. Dalla sua passione tranquilla, coltivata nel tempo. E da quella sensazione che certi oggetti piccoli, che oggi molti considerano superati, abbiano ancora molto da raccontare.
Nei prossimi articoli proverò a parlare di filatelia anche in modo pratico: per chi ha ereditato una raccolta, per chi vuole capirla, per chi vuole vendere francobolli o magari comprarli.

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